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LA RICERCA DELLE SORGENTI
La Ricerca delle Sorgenti è un progetto teatrale attivo da oltre 20 anni in India ed in Europa; propone eventi teatrali e laboratori in collaborazione con artisti e maestri di antiche discipline dell’India.
Milòn Mèla (La Festa degli Incontri) unisce 19 artisti:
- 3 musicisti Baul del Bengala
- 4 maestri dell’arte marziale K alaripayattu (Kerala)
- 5 danzatori Chhau della Purulia (Jarkhand/Bihar)
- 3 danzatori Gotipua (Orissa)
- 3 attori e musicisti
la direzione artistica è di Abani Biswas
L’intento è di presentare al pubblico europeo antiche discipline caratterizzate da tecniche performative altamente sviluppate e molto spettacolari.
Gli artisti ed i musicisti di Milòn Mèla hanno appreso la propria arte fin dalla più tenera età; la rappresentazione è per loro il principale “veicolo di comunicazione”, per stabilire una relazione mentale ed emozionale con gli altri, persino con persone di altre culture.
Si offrono diverse modalità di presentazione: dalla serata unica con lo spettacolo o la parata, fino ad un evento spettacolare di tre giorni.
E’ quest’ultimo, un itinerario ricco e coinvolgente che, con le dimostrazioni, i concerti, le parate, gli spettacoli, le sessioni di lavoro, crea un’occasione di festa e d’incontro in grado di coinvolgere un vasto pubblico, dai più piccoli fino agli esperti.
Il percorso di lavoro e di ricerca di Abani Biswas (India) parte dall’esperienza vissuta negli anni ’80 nel Teatro delle Sorgenti diretto da Jerzy Grotowski.
Da allora, Abani ha dato vita ad un progetto che raccoglie e vuole proteggere comunità di artisti tradizionali dell’India, dal nome “Source’s Research”. Il progetto ha un proprio centro di lavoro, Theatre House, a Santiniketan (West Bengal), dove nei mesi invernali si conducono laboratori ai quali collaborano oltre 40 artisti e per brevi periodi si ospitano numerosissime schiere di monaci appartenenti a diverse correnti dell’induismo.
Abani Biswas, direttore del progetto Milòn Mèla – La Ricerca delle Sorgenti, vive e lavora nel Bengala occidentale (India) e ha una storia di impegno nel teatro che risale agli anni ’60.
Nel 1973, con un gruppo di giovani artisti, ha fondato il Living Theatre di Calcutta. Più tardi, tra il 1979 e l’83, ha partecipato al progetto multiculturale del teatro delle Sorgenti, diretto dal maestro polacco Jerzy Grotowski: ed è probabilmente questa esperienza che più lo ha segnato, a livello personale e professionale.
Dopo il lavoro con Grotowski Abani, tornato in India, ha sviluppato un lavoro di ricerca con comunità artistiche tradizionali dell’Orissa, del Bengala, del Bihar e del sud-India, stabilendo relazioni umane e di lavoro con maestri di varie tradizioni.
Le comunità artistiche tradizionali, sostiene Biswas, sono una “riserva culturale” minacciata dall’oblio della società urbana, negletta dalle istituzioni culturali, sfruttata dai mass media al più come folklore a scopo commerciale. E’ nato così, nel 1986 il progetto la Ricerca delle Sorgenti: incoraggiare il lavoro creativo degli artisti tradizionali, dargli una scena su cui presentarsi, migliorare le condizioni di vita della comunità, e mettere insieme risorse creative diverse (Milòn Mèla in lingua bengalese significa “l’evento dell’incontro”).
Nel 1990, con risorse proprie, ha creato un centro chiamato Theatre House vicino a Santiniketan, in Bengala, dove ogni anno da novembre a febbraio si svolgono laboratori e corsi con artisti tradizionali ed eventi tradizionali, come la Shadu Mèla, un incontro con oltre cento monaci di varie correnti spirituali dell’India.
Da qualche anno, ogni estate, il progetto Milòn Mèla compie lunghi tour in Europa (Italia, Svizzera, Polonia, Austria) con laboratori e performances (che poi rappresentano la principale risorsa finanziaria per la “casa del teatro” di Santiniketan per il resto dell’anno).
Nel corso degli anni ha instaurato uno stabile rapporto di collaborazione con le seguenti istituzioni: Centro Teatro Ateneo, Università di Roma “La Sapienza”, prof. Ferruccio Marotti; The Centre for Study of Jerzy Grotowski’s Work and for Cultural and Theatrical Research, Wroclaw, Polonia, Stefa Gardecka; Wolkerkundemuseum der Universitat Zurich, Dr.Andreas Isler.
La Danza Chhau
Il Chhau è un'antica danza sacra della Purulia (Bihar). Ancor oggi è praticata dalle popolazioni tribali contadine che, danzando invocano il dio Shiva per le piogge e il buon raccolto.
I danzatori indossano bellissime maschere (pesanti fino a 4 kg) raffiguranti le divinità induiste, i demoni e gli spiriti tribali.
Ogni maschera ha solo quattro piccoli fori per lasciar passare una quantità minima di luci e di area.
Due grandi tamburi, il Nagra a una membrana ed il Dhol a due membrane, scandiscono i passi ed il ritmo della danza mentre l'azione drammatica è introdotta dallo Shanai (piffero).
Le storie rappresentate provengono dai testi sacri induisti: il Mahabharattha, i Purana e il Ramayana. La grande energia, la cinetica del movimento, le capriole ed i salti mortali sono le caratteristiche del Chhau.
Il Kalaripayattu è una delle più antiche arti marziali dell'India, è originaria del Kerala e s ritiene che sia la madre di tutte le discipline artistiche del sud dell'India. E' un'arte dravidica, appartenente alle popolazioni e alle tradizioni autoctone del sud India.
La pratica è sempre preceduta dal Guruvandhanam, le Forme di Saluto al cielo, alla terra, al proprio Guru ed al dio Ganesh. Diverse serie di movimenti (il primo è sempre di difesa) coprono le quattro direzione dei punti cardinali e coinvolgono tutto il corpo.
Nei combattimenti sono usati bastoni, coltelli, spade e scudi ed altri tipi di armi.
Nei corso dei secoli, insieme alle tecniche di combattimento, è stato sviluppato il Marma: la conoscenza del corpo umano e dei suoi 108 centri energetici e vitali.
I due maestri che collaborano a Milon Mela fanno parte di una delle scuole più conosciute di Trivandrum.
I Baul del Bengala provengono da una comunità di cantori mistici vaganti che risale al Medioevo indiano. Sono gli unici in India, pure essendo induisti, a non riconoscere il sistema delle caste, professano l'eguaglianza di tutte le fedi e religioni, sostenendo che la divinità è racchiusa nel cuore di ogni uomo.
I Baul sono stati riscoperti da Rabindranath Tagore, uno dei più grandi poeti dell'India, che ha riconosciuto nei loro testi uno dei vertici letterari della civiltà indiana.
Per i Baul l'arte e le tecniche creative sono diventati un modo di vita e si accompagnano alla ricerca interiore. Oggi predomina l'aspetto artistico a discapito della ricerca interiore.
I Baul suonano strumenti tipici preparati da loro stessi e sono maestri dell'improvvisazione, è lo stare nella musica, la gioia di essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere "Baul", "I Folli di Dio".
Ecco perché, fratello, sono diventato un folle Baul
Non obbedisco a nessun maestro, né ordine
Le distinzioni fatte dall'uomo non hanno presa su di me
Io gioisco nella felicità dell'amore che scaturisce dal mio essere
Nel amore non c'è separazione ma, per sempre un incontro di cuori
Così io gioisco nel cantare e danzare con uno e con tutti
Ecco perché, fratello, sono diventato un folle di Baul.
La Danza Gothipua dell'Orissa. Le origini di questa danza risalgono al Medioevo e si connettono alla tradizione delle Devadasi (le danzatrici dei templi). L'armonia e la dolcezza dei movimenti e dell'accompagnamento vocale e strumentale (Pakuaj percussione e Armonium, tastiera) caratterizzano la danza che celebra l'unione dell'uomo con la divinità e nella quale il devoto s'identifica con l'elemento femminile (Shakibhava).
I danzatori sono giovani, dagli 8 ai 15 anni, che indossano vesti femminili. Dopo l'adolescenza cessano le rappresentazioni e si dedicano all'insegnamento.
Il Gothipua si avvicina alla danza Odissi ma le tecniche di movimento ed i repertori sono diversi.
Lo stile è estremamente raffinato, oltre ai movimenti dei passi, si usano i Mudra (gesti delle mani), espressioni facciali e posizioni dello Yoga classico.
Lo spettacolo
La percezione del tempo varia: di sera in sera, di luogo in luogo, di pubblico in pubblico e fluisce attraverso il corso delle azioni drammatiche, introdotte dalle più importanti pratiche rituali. La realizzazione di ogni spettacolo è piena di distinguo, e di amore segreto per un’arte che vuole riportarci alle origini, alle sorgenti della civiltà umana.
I Baul, maestri dell’improvvisazione, offrono la gioia della musica e del canto. Sono loro con il Raga di Benvenuto ad accogliere il pubblico, suscitando un ritmo che vuole risvegliare la piena energia e che si distacca completamente dalla più nota musica classica indiana. E’ lo stare nella musica, l’essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere i “Folli di Dio”, come sono chiamati nella loro terra; ricolmi d’amore e di devozione per la divinità racchiusa nel cuore di ogni uomo. E questi sono anche alcuni dei temi cui s’ispirano i loro canti, poemi composti da poeti medievali e da maestri spirituali leggendari. Suonano strumenti tipici a corde e percussioni (Dotara, liuto a quattro corde, l’Ananda Lahari - Le Onde della Felicità - a due corde, Srikhol percussione a due membrane, Dupki a una membrana, cimbali).
Segue la raffinata danza classica Gotipua che sembra condurci all’interno dei più antichi templi induisti, dove si respira la pace dell’armonia e si è circondati dal profondo senso dell’equilibrio estetico ed interiore. Il Gotipua è caratterizzato da uno stile armonioso che coinvolge l’intero corpo; si usano i Mudra (gesti delle mani ed espressioni facciali e degli occhi) e posizioni dello Yoga. L’ origine di questa danza si connette alla tradizione delle Devadasi (danzatrici dei templi). I danzatori sono giovani che indossano vesti femminili e che dopo l'adolescenza cessano le rappresentazioni per dedicarsi all'insegnamento.
Se la dolcezza e la gioia sono pregorative dei Baul e dei Gotipua, all’opposto si situa il Kalaripayattu. E’ quest’ultima una disciplina vedica, la madre delle arti marziali dell’India, che ha sviluppato un ricchissimo alfabeto di azioni-scontri a mani nude, con bastoni, coltelli e con spade e scudi. Davanti a noi sembrano rivivere antichi guerrieri, i bellissimi atleti greci che combattevano in onore di Zeus. Le diverse Forme di Saluto introducono i combattimenti che suscitano momenti di forte tensione drammatica dovuti all’uso delle armi.
L’eco delle armi si è appena spento quando risuona il rombo di un gigantesco tamburo (Dhamsa) e multiformi divinità induiste invadono la scena, prendendo vita nella danza Chhau. Le bellissime maschere (pesanti fino a 4 kg.) adorne di aureole piumate e di strass, la grande energia, la cinetica dei movimenti, le spericolate capriole, i salti mortali e le acrobazie sono caratteristiche del Chhau.
Il repertorio presenta i più antichi miti sui cicli della natura e sulle forze vitali che la governano, raccontati dall’epica indiana, dal Mahabharata, dal Ramayana e dai Purana.
La parata
Dinamica e piena di energia cattura l’attenzione e la partecipazione sia dei grandi sia dei più piccoli. Il drammatico assolo dei tamburi ed i toni vibranti del piffero danno il via alla parata: in testa i musicisti Baul, seguiti dai bastoni ruotanti dei Kalaripayattu e dalle danze acrobatiche dei Chhau e dei Gotipua.
Alla parata partecipano tutti gli artisti e lungo il percorso si effettuano dimostrazioni di ogni disciplina. A conclusione: la Danza del Fuoco dei Kalaripayattu.
L’orario preferibile è al tramonto, dalla luce all’oscurità illuminata dalla Danza del Fuoco.
Evento speciale
Si propone un evento di tre giorni, con un nutrito programma, nel quale trova spazio un maggiore approfondimento delle singole arti presentate, con spettacoli dedicati ad ognuna di esse, con sessioni di laboratorio riservate a chi vorrà toccare di persona queste culture e con momenti più popolari di parata, che presentano al pubblico in modo coinvolgente tutte le arti rappresentate.
Di seguito un programma indicativo per le tre giornate, tenendo conto che gli orari possono essere cambiati e fissati in collaborazione con l’organizzazione, secondo le diverse esigenze.
primo giorno
9.30 - 13.00 - Laboratorio
18.00 - 19.30 - Dimostrazione/Spettacolo dei Maestri dell’arte marziale Kalaripayattu.
20.00 - 21.30 - La Parata
22.00 - 23.30 - Concerto dei Baul del Bengala “Le Onde della Felicità”.
secondo giorno
9.30 - 13.00 - Laboratorio
18.00 - 19.30 - Esposizione dei dipinti dei Cantastorie Patua con il racconto di fiabe tradizionali Indiane.
20.00 - 21.30 - La Parata
22 - 23.30 - Spettacolo di Danze Sacre tribali e classiche dell’India.
terzo giorno
9.30 - 13.00 - Laboratorio
19 - 20.30 - “La Lingua Madre”, spettacolo al chiuso
22 - 23.30 - “Usha-Frammenti di Luce”, spettacolo all’aperto
“INCONTRO CON L'INDIA”:
LABORATORI Teatrali “La Ricerca delle Sorgenti, Milòn Mela"
Laboratorio residenziale con metodi didattici non verbali, diretto da Abani Biswas, collaboratore di Jerzy Grotowski nel Teatro delle Sorgenti, per la conoscenza e l'approfondimento di antiche espressioni culturali dell'India e di tecniche innovative, grazie alla presenza di 15 tra artisti ed esperti di questa lontana terra. In programma lo studio del Kalaripayattu, ritenuta la più antica arte marziale orientale e all’origine di tutte le espressioni artistiche dell’India. La sua pratica, originaria del Kerala, è sempre preceduta dal Guruvandhanam, le forme di saluto al cielo, alla terra, al proprio Guru (maestro) ed al dio Ganesh. Diverse serie di movimenti coprono le quattro direzioni dei punti cardinali e coinvolgono tutto il corpo; nei combattimenti vengono usati bastoni, coltelli, spade e scudi ed altri tipi di armi. Nel corso dei secoli, insieme alle tecniche di combattimento, è stato sviluppato il Marma, la conoscenza del corpo umano e dei suoi 108 centri energetici e vitali. Oltre al Kalaripayattu, oggetto del seminario è l’apprendimento delle coreografiche danze Chhau e Gotipua. Il Chhau è un'antica danza sacra della Purulia (Bihar). Ancor oggi viene praticata dalle popolazioni tribali contadine che, nell’eseguirla, invocano il dio Shiva per propiziare le piogge e il buon raccolto.I danzatori indossano bellissime maschere (pesanti fino a 4 kg) raffiguranti le divinità induiste, i demoni e gli spiriti tribali. Le storie rappresentate provengono dai testi sacri induisti: il Mahabharattha, i Purana e il Ramayana.La grande energia, la cinetica del movimento, le capriole ed i salti mortali sono le caratteristiche del Chhau. Le origini della danza Gotipua risalgono al Medioevo e si connettono alla tradizione delle Devadasi (le danzatrici dei templi). L'armonia e la dolcezza dei movimenti e dell'accompagnamento vocale e strumentale (Pakuaj, percussione e armonium, tastiera) caratterizzano la danza che celebra l'unione dell'uomo con la divinità e nella quale il devoto si identifica con l'elemento femminile (Shakibhava).
I Baul provengono da una comunità di cantori mistici vaganti che risale anch’essa al Medioevo indiano. Sono gli unici in India, pure essendo induisti, a non riconoscere il sistema delle caste e professano l'eguaglianza di tutte le fedi e religioni, sostenendo che la divinità è racchiusa nel cuore di ogni uomo.
Per i Baul l'arte e le tecniche creative sono diventati un modo di vita e si accompagnano alla ricerca interiore. I Baul suonano strumenti tipici preparati da loro stessi e sono maestri dell'improvvisazione, è lo stare nella musica, la gioia di essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere Baul, che tradotto significa "I Folli di Dio".
La pratica di queste antiche espressioni culturali ed artistiche, unite a tecniche di movimento, vocalizzazione, concentrazione e respirazione porteranno a vivere un'esperienza diversa da quelle della vita quotidiana, avente l'obiettivo di "decondizionare" dal contesto stressante della vita moderna e fornire agli interessati risorse creative. Sono previste sessioni intensive di training in sala ed all'aperto, a contatto con la natura, per favorire una crescita psicofisica attraverso la gestualità, la musica, la meditazione attiva. Il laboratorio si concluderà con una festa aperta al pubblico con dimostrazioni corali di tutte le discipline rappresentate.
Rider - spettacolo
FONICA:
a carico dell’organizzatore
PA adeguato alla situazione
6 radiomicrofoni a pulce - 4 microfoni direzionali con asta
2 side monitor
in spazi protetti, con una buona acustica è possibile lavorare senza amplificazione
LUCI:
20 riflettori regolabili - 5 sagomatori - 4 spot con gelatine gialle e arancioni.
Ove non disponibili è sufficiente piazzato teatrale con gelatine gialle e arancioni
BACKLINE:
non richiesto
PALCO:
minimo m. 7 x 8 con piano non sconnesso e non traballante (danza) con possibilità ingresso laterale, meglio se quintato
È possibile lavorare in uno spazio a terra di analoghe caratteristiche
FORNITURA ELETTRICA:
non richiesta
CAMERINI:
è necessario uno o più camerini ampi (per 8 – 19 persone) con 8 sedie nelle adiacenze del palco (custodito) – catering 20 bottiglie di acqua naturale
OSPITALITÀ:
Il gruppo di 19 persone può alloggiare in centri sociali, scuole, istituti, agriturismi, hotel, ecc., con la possibilità di gestire autonomamente la propria cucina
MONTAGGIO:
a service montato 30 min.
SOUN CHECK:
30 min.
SMONTAGGIO:
30 min.
PUBBLICITÀ:
scaricabili foto ad alta definizione
DURATA:
1 ora e 15 minuti senza intervallo
Rider - parata
FONICA:
non richiesta
LUCI:
non richieste
BACKLINE:
non richiesto
PALCO - LOCATION:
è necessario visitare i luoghi alcune ore prima della parata, il percorso dovrà essere chiuso al traffico. L’orario preferibile è al tramonto, dalla luce all’oscurità illuminata dalla Danza del Fuoco
FORNITURA ELETTRICA:
non richiesta
CAMERINI:
è necessario uno o più camerini ampi (per 8 – 19 persone) con 8 sedie – catering 20 bottiglie di acqua naturale
OSPITALITÀ:
il gruppo di 19 persone può alloggiare in centri sociali, scuole, istituti, agriturismi, hotel, ecc., con la possibilità di gestire autonomamente la propria cucina
MONTAGGIO:
no
SOUN CHECK:
no
SMONTAGGIO:
no
PUBBLICITÀ:
scaricabili foto ad alta definizione
DURATA:
1 ora e 15 minuti
Rider - laboratorio
FONICA:
non richiesta
LUCI:
non richieste
BACKLINE:
non richiesto
LOCATION:
Una grande sala da poter oscurare e preferibilmente con il pavimento di legno.
FORNITURA ELETTRICA:
non richiesta
OSPITALITÀ:
Il gruppo di 19 persone può alloggiare in centri sociali, scuole, istituti, agriturismi, hotel, ecc., con la possibilità di gestire autonomamente la propria cucina.
PUBBLICITÀ:
scaricabili foto ad alta definizione
TARGET PARTECIPANTI:
non è richiesta alcuna esperienza specifica ma un’attitudine al lavoro corporeo
NUMERO PARTECIPANTI:
numero massimo: 15/20 partecipanti
MODALITÀ ORGANIZZATIVA:
modalità, durata e orari da concordare in base alla situazione
In caso di spettacolo – saggio finale aperto al pubblico vanno considerate, in aggiunta, le esigenze tecniche riportate nel rider – spettacolo.
TERRITORIO:
Europa
PERIODO:
2010 - da maggio a settembre
2010 - da maggio a settembre
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 11 marzo 2010 )
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